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Foibe e esodo: il giorno del ricordo e le 'amnesie' delle istituzioni
Dopo undici anni dall'introduzione della legge, la sinistra ancora non riesce a digerire la verità storica

18/01/2014

Foibe e esodo: il giorno del ricordo e le 'amnesie' delle istituzioni

Dopo undici anni dall'introduzione della legge, la sinistra ancora non riesce a digerire la verità storica

La tragedia delle foibe e dell’esodo da Istria, Fiume e Dalmazia di migliaia di italiani, nonostante sia stata ormai da alcuni anni approvata una Legge dello Stato che istituisce il Giorno del Ricordo, vede la necessità di un continuo impegno affinché le istituzioni non scivolino in un inaccettabile silenzio su queste pagine drammatiche della nostra storia. Infatti, se da un lato le idiozie negazioniste o le scritte oltraggiose come quelle apparse e cancellate grazie ad una nostra segnalazione nel quartiere romano di Tormarancia, sono ascrivibili alla demenza politica di certa sinistra nostalgica ed estrema, appare molto più grave la mancanza di dovuta attenzione da parte delle istituzioni rispetto al dovere di far conoscere ai cittadini e soprattutto ai più giovani quelle vicende.

Da questo punto di vista, mentre la data del 10 Febbraio si avvicina, non risultano ad esempio ancora iniziative da parte del sindaco della Capitale Ignazio Marino. Recentemente poi, su segnalazione dell'opposizione nel Consiglio del Municipio IX (Eur Laurentino), abbiamo rilevato che in quel contesto la maggioranza di sinistra ha addirittura fatto mancare il numero legale per evitare di discutere una mozione nella quale ci si impegnava ad assumere adeguate iniziative per il Giorno del Ricordo.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio IX Simone Sordini, insieme agli altri consiglieri di opposizione, ha invano chiesto di prendere questo impegno per avere garanzie che, indipendentemente dalla appartenenza politica di chi governa oggi, non vada disperso il prezioso lavoro fatto insieme alle associazioni degli esuli per organizzare iniziative, mostre, convegni nelle scuole, nei centri culturali e in tutto il territorio. Ancor più grave che ciò sia avvenuto nel Municipio dove insiste il quartiere Giuliano Dalmata, nel quale si insediò nel dopoguerra il numero maggiore di profughi giuliano dalmati e dove ancora vivono molti protagonisti di quegli anni o loro eredi, un quartiere nel quale i monumenti o le istituzioni culturali, come il Museo della Società di Studi Fiumani, raccontano le gesta di quegli italiani che tanto hanno sofferto e tanto hanno amato la loro Patria.

Non sappiamo se dietro queste gravi "amnesie" vi sia semplice sciatteria o un pregiudizio di matrice ideologica, entrambe queste opzioni sarebbero inaccettabili. Quello che è certo è che va tenuta alta l'attenzione per evitare che tanti sforzi, culminati per quanto riguarda la città di Roma con la consegna delle chiavi della Casa del Ricordo alle Associazioni, siano vanificati, consegnando all’oblio quelle pagine di storia celate per tanti anni in nome della realpolitik e della simpatia ideologica per la Jugoslavia comunista di Tito.

Andrea De Priamo
Portavoce costituente romana Fdi

18-1-2014

Fonte: Articolo da IL GIORNALE D'ITALIA

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Andrea De Priamo
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